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giugno 24, 2016

Rosa, rosarum, rosis


Tratto da: iInterni Magazine

Il progetto “Rosa, rosarum, rosis”, selezionato tra numerose proposte in concorso, rappresenta una possibile risposta al tema della 21st century. Design after design della XXI Triennale. Quale futuro per il design italiano?

Paola Silva Coronel, confrontandosi nella professione e nell’insegnamento con maestri come Ezio Manzini, Andrea Branzi e Michele De Lucchi, con cui tutt’oggi insegna al Politecnico di Milano, ha provato a dare una risposta possibile.

Dopo quasi 70 anni di produzione industriale, le grandi tirature seriali non hanno più quell’appeal, che suscitavano negli anni 50 e 60, quando, all’indomani di un panorama fatto da artigiani e pezzi unici, migliaia di prodotti identici erano sinonimo di modernità.

Le grandi produzioni erano vincolate dalle tecnologie disponibili, che richiedevano, a monte, importanti investimenti per gli impianti. La creatività era quindi affidata a pochi eletti, considerati trend setter, grazie ai quali, il successo commerciale era garantito.

Oggi le tecnologie digitali permettono di produrre pezzi unici e intervenire sui prodotti industriali, introducendo il decoro come elemento distintivo. Il web, con milioni di immagini, è la più grande fonte di ispirazione di sempre e amplia l’orizzonte del reale su un nuovo adiacente possibile. Il percorso creativo rimane il fulcro del design e non fa più distinzione sui media, sulle tecnologie o sulle abilità manuali necessarie per trasformare prodotti comuni in gesti eroici unici.

L’allestimento è formato da un macro ricamo a punto croce, realizzato su un grigliato metallico, dove è evidente l’intervento manuale; a fianco vi sono due pannelli: uno con numerose immagini di rose, provenienti da Adobe Stock, una delle banche immagini più ricche del web a simboleggiare il potenziale creativo della rete; l’altro, con lo stesso ricamo a punto croce, ma realizzato in tantissime copie, da una “multitesta Tajima” dove l’intervento della tecnologia diventa palese.

Infine, la poltrona Mia di Mdf Italia, che l’azienda milanese ha deciso di prestare per questa primissima sperimentazione. Di nuovo, una rosa ricamata a punto croce diventa l’elemento decorativo che modificando il Dna originario della poltrona, la rende unica.

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