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agosto 29, 2017

Future as History

Come da tradizione, il numero di settembre parla di progetto italiano, facendo il punto su quanto è emerso ad aprile durante la designweek di Milano. Per farlo in modo super partes, abbiamo chiesto a due noti osservatori stranieri, NasirKassamali e Deyan Sudjic, di raccontarci che cosa è rimasto loro della grande kermesse milanese.

Il giudizio è concorde: pochi contenuti in termini d’innovazione, ma una grande energia e tanti stimoli derivanti da un sistema di eventi, mostre, incontri e dibattiti che solo questo appuntamento è in grado di offrire. Milano conferma (e consolida) il suo ruolo di centro creativo internazionale, capace di coniugare il potente impatto commerciale del Salone con la ricca esperienza culturale del FuoriSalone.

La rassegna dei progetti made in Italy inizia con una selezione di architetture residenziali nel segno della trasversalità linguistica e, in alcuni casi, della multifunzionalità. Si passa dalla casa ‘nuda’ progettata a Roma da MORQ, dove l’arredo scompare e le funzioni abitative vengono assorbite dall’involucro architettonico, per arrivare al prefabbricato d’autore di MorettiMORE, che lega al processo industrializzato la garanzia di un elevato standard qualitativo.

La sezione del design è introdotta dall’omaggio a tre maestri: Gillo Dorfles, Ettore Sottsass, Charles Eames. Quest’anno ricorrono per loro importanti anniversari, a cui fanno seguito quelli di diversi prodotti icona del design italiano, protagonisti delle pagine del repertorio.

Il focus sulle novità si concentra invece sul tema della luce. Francisco Gomez Paz, Atelier Oï e Michael Anastassiades raccontano le potenzialità inespresse della tecnologia led e le sfide progettuali del settore illuminotecnico. Per finire con un racconto più poetico: quello di una serie di lampade che, nei riflessi del vetro, racchiude storie luminose in attesa di essere narrate.

Allegato a questo numero, Annual Cucina 2017 affronta il settore della cucina, dinamico, attento ai mutamenti di tendenza e sempre più vicino alle esigenze dei mercati internazionali.

Primo grande segnale: la cucina ha cessato di rappresentare uno spazio esclusivamente funzionale in cui si prepara il cibo, trasformandosi in un universo culturale.

Secondo: la crisi e la differenziazione dei mercati porta a una babele dei linguaggi. Questa molteplicità di segni e di modelli deve essere presa come stimolo per creare un catalogo di prodotti molteplici.

Terzo: le aziende continuano a monitorare i trend e a proporre nuove soluzioni d’arredo e di costume. Per questo si parla di nuovi materiali adottati dai cucinieri, la presenza sempre più corposa dei fuochi a induzione, il ritorno a certi metodi di cottura di antica memoria.

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