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ottobre 27, 2017

Take Me (I’m Yours)

Pirelli HangarBicocca presenta una mostra collettiva che reinventa le regole con cui si fa esperienza di un’opera d’arte e che invita i visitatori a compiere tutto quanto è di norma vietato fare in un museo.

 

In Take Me (I’m Yours) i lavori si possono toccare, usare o modificare; si possono consumare o indossare; si possono comprare e perfino prendere gratuitamente, o magari portare via lasciando in cambio cimeli personali.

 

La mostra è anche un progetto che si evolve e si rigenera nel tempo.

Accanto alla possibilità di prendere una delle migliaia di copie di ciascuna opera prodotta – e quindi concorrere a svuotare fisicamente lo spazio – il pubblico di Take Me (I’m Yours) ne modifica l’aspetto anche partecipando a performance in cui lo scambio non è necessariamente legato a un oggetto ma piuttosto a un’esperienza, assecondando un’idea di immaterialità che è sempre più presente tanto nell’arte quanto nella vita reale.

 

Da un’idea di mostra concepita da Hans Ulrich Obrist e Christian Boltanski nel 1995.

A cura di Christian Boltanski, Hans Ulrich Obrist, Chiara Parisi, Roberta Tenconi.

 

Félix González-Torres, “Untitled” (Revenge), 1991. Veduta della mostra “Take Me (I'm Yours)”. 16 settembre – 8 novembre 2015. Monnaie de Paris © The Felix Gonzalez-Torres Foundation Courtesy di Andrea Rosen Gallery, New York Yona Friedman, Street Museum, 2017, veduta dell’installazione, Centre Georges Pompidou, Parigi, 2017 Heman Chong, Monument to the people we've conveniently forgotten (I hate you), 2008, veduta dell’installazione nella mostra “Take Me (I’m Yours)”. 16 settembre 2016 – 5 febbraio 2017. The Jewish Museum, New York. Courtesy dell’artista e Wilkinson Gallery, Londra Photo: Will Ragozzino/SocialShutterbug.com Ugo La Pietra, Mappe, decodificazione urbana, 1975. Courtesy Archivio Ugo La Pietra

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Tratto da: Interni Magazine