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A settecento metri dalla casa di Lucio Dalla, il vicino più intimo è Vasco Rossi e a pochi passi si trova anche l’importante studio di incisione Fonoprint. È qui, in pieno centro a Bologna e circondato da musica, che vive il chitarrista dei Pooh Dodi Battaglia.
Ci accoglie in compagnia del suo amico a quattro zampe Marley, un maltese di un anno e mezzo. L’abitazione si trova all’interno di un ex convento e si sviluppa su tre livelli. Ci vivono in tre, quattro con il cane: Dodi, sua moglie Paola Toeschi e la figlia Sofia (è la quarta per lui dopo Sara, Serena e Daniele).

«Con Paola facevamo tante passeggiate nella natura. Un giorno, camminando con lei lungo il viale alberato che portava alla nostra villa, situata fra i colli bolognesi, le chiesi: amore ma tu credi che invecchieremo qui? Lei mi rispose di no e io mi ritrovai a chiamare l’agenzia immobiliare per incaricarla di cercare una nuova casa». Era il 2011 e da quella telefonata è iniziata la storia della loro attuale residenza. Metà giardino, metà appartamento. È una vera oasi di pace. «Cercavamo la tranquillità della campagna e ci siamo riusciti», dice, «c’è più silenzio qui che nella vecchia casa circondata da lepri e fagiani».

Al piano terra c’è la cucina, il luminoso living arredato con mobili in legno tramandati a Paola dalla famiglia, un bagno e una piccola stanza ricca di ricordi, trofei e riconoscimenti ottenuti insieme agli amici e colleghi Pooh. Al piano superiore si trovano invece le tre camere da letto, quella della coppia, della loro bambina e una per gli ospiti. Ma la vera sorpresa della casa è il grande giardino con chiostro dal quale si vede il campanile della chiesa sconsacrata di San Mattia. Uno scenario insolito e non facile da trovare in un contesto urbano. Da qui una ripida scaletta porta al seminterrato: è il posto che il chitarrista preferisce, perché fra queste mura c’è il suo studio di registrazione. Qui il numero di chitarre supera nettamente quello di mobili. Dodi ha una collezione che arriva a circa 80 pezzi. Ci sono modelli unici e rari come: la Fender Stratocaster realizzata su misura per lui, o la Les Paul Junior della Gibson datata 1954 e comprata a New York nel 1972 prima dell’uscita dell’album Parsifal. «Passo almeno tre ore al giorno nel mio studio». È qui che nascono le sue canzoni, come l’inedito Le cose che vorrei scritto per per celebrare la fine del percorso insieme ai Pooh. «Non ho bisogno di estraniarmi per trovare l’ispirazione. Riesco a lavorare bene a casa. Quello che mi occorre sono i miei strumenti, il mio studio e il mio computer». E la storia continua, è anche il titolo del suo ultimo disco da solista, appuntamento il 1° giugno con il Dodi day a Bellaria-Igea Marina (Rimini) per festeggiare il suo compleanno e i cinquant’anni da quando il paroliere dei Pooh Valerio Negrini e Roby Facchinetti gli comunicarono l’ingresso nella band.

Fotografie di Valentina Galleri



Tratto da: design.repubblica.it/

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