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Rigore e libertà: le due anime di Lina Bo Bardi si uniscono in una mostra retrospettiva fino al 29 dicembre al Nilufar Depot, ex magazzino di 1.500 metri quadrati in viale Lancetti 34 di Milano. Curata da Nina Yashar, fondatrice della Galleria Nilufar, la rassegna “Lina Bo Bardi Giancarlo Palanti Studio d’Arte Palma 1948 – 1951” è un omaggio alla progettista nata in Italia ma naturalizzata in Brasile considerata una delle figure più rivoluzionarie dell’architettura modernista.

«Nel cammino di una galleria di design, Lina Bo Bardi rappresenta l’apice di un approccio di multidisciplinarietà. Il suo lavoro è la sintesi perfetta di innovazione e mantenimento delle radici culturali», racconta Nina Yashar. Tra quinte teatrali e pezzi d’autore installati su basi in mattone, dialogano infatti tra loro design, architettura, arte e teatro attraverso un linguaggio che unisce il modernismo e il razionalismo italiano alla cultura e all’immaginario brasiliano. Da volumi precisi e linee essenziali prendono forma tavoli, sgabelli e sedute che abbinano il legno a rivestimenti in velluto, il metallo al cuoio. «Sono progetti di avanguardia con una forte connotazione umanistica e antropologica che raccontano una storia di architettura e design resa ancora più preziosa dalla scarsa produzione», continua la curatrice. Oggetti talmente rari che alcuni di quelli esposti sono addirittura pezzi unici.

La lunga investigazione storiografica condotta da Nina e riconosciuta con il patrocinio e la collaborazione scientifica dell’Istituto Bardi / Casa de Vidro di San Paolo, documenta poi che alcuni tra gli arredi più noti attribuiti a Bo Bardi sono in realtà firmati insieme a Giancarlo Palanti. Il celebre architetto razionalista lavorò a stretto contatto con Lina proprio a San Paolo, nello Studio d’Arte Palma, da loro fondato e diretto tra il 1948 e il 1951. Arricchiscono la mostra altri complementi d’arredo della Galleria Nilufar: progettati da designer come Gio Ponti, Marco Zanuso, Massimiliano Locatelli e Cristina Celestino, sono pezzi prodotti indipendentemente, esclusivi o in edizione limitata.



Tratto da: design.repubblica.it/

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