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Kamarq ha lanciato la sua collezione di arredi in occasione dell’ultima edizione della NYCxDESIGN e in un colpo solo ha aperto due interessanti dibattiti.

L’azienda giapponese è stata subito ribattezzata la “Netflix dei mobili” perché sta applicando alla casa lo stesso concetto con cui il colosso americano ha fatto la sua fortuna. Infatti ha avviato un servizio di abbonamento che permette di affittare i suoi pezzi di arredamento. Disponibile (per ora) solo a New York, offre due pacchetti della durata di 6 o 12 mesi che vanno dai 5 ai 18 dollari al mese. Una soluzione che va incontro all’idea di casa come luogo in continuo cambiamento, specchio degli stili di vita in perenne trasformazione specie nella generazione dei millennials. Il passaggio da “possedere” a “usare” i mobili avviene in chiave sostenibile: alla fine del periodo di utilizzo i pezzi vengono riciclati e riutilizzati per le nuove produzioni.

La collezione (da scoprire qui) è stata disegnata dal consulente creativo belga Pieter Jan Mattan e dallo stilista giapponese-italiano Nicola Formichetti. Dopo poche ore dal suo lancio gli utenti di Instagram, specie quelli dell’amato e allo stesso tempo temuto @dietprada (l’account scova in passerella gli abiti che citano troppo il passato), hanno messo in risalto le similitudini tra la serie Pillar di Kamarq e la linea di tavoli Slon del 2015 firmate dalla designer Ana Kras per Matter Made. Si è così posta l’attenzione su uno dei temi più delicati del design: il fenomeno delle imitazioni. Dopo le accuse di plagio il marchio ha deciso di ritirare gli arredi incriminati affermando che erano fortemente ispirati alle eleganti e lunghe gambe dei tavoli Il Colonnato di Mario Bellini per Cassina di fine anni Settanta.



Tratto da: design.repubblica.it/

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