ADI

Riceve il premio Compasso d’Oro alla carriera. Come si sente? Cosa ne pensa?
«
Sono naturalmente molto onorato di aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento, mi sento “pieno” di felicità e di una grande storia! Voglio naturalmente ringraziare l’Adi e il presidente Galimberti per questo premio che è sinonimo di eccellenza nella qualità progettuale e che Artemide da sempre sostiene con i ben 8 Compassi d’Oro ricevuti nel corso del tempo. Desidero anche ringraziare tutto il team Artemide che con la sua energia, competenza, impegno e soprattutto passione, da 60 anni rende Artemide leader internazionale nel mondo della luce».

Percorrendo la sua incredibile carriera, qual è uno dei suoi progetti di cui va più fiero?
«Naturalmente amo tutti i miei progetti e in particolare la premiata Discovery, prodotto apparentemente semplice ma che con una grande innovazione ottica sorprende con un effetto magico e scenografico. Il progetto di cui vado più fiero è Aton Barra, realizzato nel 1980, che ha portato Artemide nel mondo dell’ufficio, aprendo nuove prospettive nel mondo della luce e nella concezione dello spazio di lavoro. Un esempio di design funzionale e logico ma molto intelligente anche dal punto di vista produttivo. Sulla nascita di Artemide, ha detto: “Mentre studiavo a Roma mi è venuta voglia di fare qualcosa in proprio. Ho pensato subito ai pezzi di un missile, perché un missile intero costava troppo. Invece ho incontrato Sergio Mazza, architetto. E abbiamo deciso di fare lampade”».

È vera questa storia? Ci racconta l’aneddoto?
«Certo che è una storia vera! Mentre prendevo la mia seconda laurea in ingegneria missilistica a Roma un mio caro amico, l’architetto Sergio Mazza mi ha parlato del fermento culturale che in quel periodo c’era a Milano per la nascita del design, in particolare nel mondo della luce. Abbiamo quindi pensato di aprire insieme una società di lampade. Una settimana dopo eravamo dal notaio e nasceva Artemide».

Ha lavorato con Vico Magistretti, Gae Aulenti, Gio Ponti… Come avveniva il dialogo? Con chi si intendeva subito?
«Fin da subito ho avuto l’intuizione di coinvolgere gli architetti che erano i protagonisti della rivoluzione culturale di quegli anni per trasmetterla anche attraverso nuove idee e progetti nel campo della luce. Oltre ai già citati Vico Magistretti, Gae Aulenti e Gio Ponti ci sono stati i BBPR, Livio Castiglioni, Gianfranco Frattini, Richard Sapper, Enzo Mari, Ettore Sottsass, Mario Botta e Michele De Lucchi. Con molti di loro ho costruito un legame, anche di grande amicizia, che è durato tutta una vita. Oggi con Artemide proseguiamo la collaborazione con grandi nomi dell’architettura internazionale che stanno progettando il futuro delle nostre città come Alejandro Aravena di Elemental, Herzog&de Meuron, Bjarke Ingels di BIG, Foster&Partners, Jean Nouvel, David Chipperfield Jean Michelle Wilmotte e Lyndon Neri e Rossana Hu».

Ingegnere aerospaziale, docente universitario e fondatore di Artemide. Ha qualche sogno nel cassetto, che vuole realizzare?
«Riuscire a illuminare anche il pianeta Marte!».



Tratto da: design.repubblica.it/

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