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L’incontro è stato magico per tutti e due. Lei, la ceramica, aveva i suoi anni e se la passava maluccio: giovani orientali, meno raffinate ma decisamente a buon mercato, le facevano una brutta concorrenza. Lui, il design, era ancora un giovane di belle speranze che cominciava ad affermarsi, a caccia di mentori e di opportunità. Per gioco, potrebbe anche essere raccontato così il giorno – se un giorno c’è stato – in cui la ceramica ha incontrato il design e ha cambiato il suo destino. Ne parliamo con Ferruccio Laviani, designer di grande esperienza, art director di Kartell e abile storyteller con installazioni dove c’è sempre un’idea speciale. Per esempio l’avvolgente labirinto che ha fatto all’ultimo Salone del mobile per Cotto d’Este. Laviani sarà anche protagonista di una conversazione su questi argomenti, al Caffè della Stampa del Cersaie di Bologna, lunedì 24 settembre alle 12.

La relazione tra ceramica è design ormai è consolidata. Facciamo il punto?
«
Ceramica e design ormai sono una coppia indissolubile e collaudata che ha dato ottimi risultati. Forse bisognerebbe distinguere tra chi si esprime solo in modo decorativo e chi invece intraprende una ricerca che va oltre,  insistendo su tecnologia e innovazione.Un racconto dettagliato di questa relazione sarebbe troppo lungo ma tra i capisaldi vanno annoverati i lavori di personaggi come Roger Capron, che sulla scia di Pablo Picasso ha trasformato formelle e ceramiche in prodotti e oggetti, così come la visione di Gio Ponti, che ha reso contemporanea l’antica tradizione vietrese, aprendo un nuovo capitolo nel rivestimento a pavimento e non solo, come ha mostrato negli interventi degli uffici della Salzburger Nachrichten o dell’Hotel Parco dei Principi di Sorrento». 

L ’incontro con il design ha offerto nuova linfa a un materiale e a tutto un settore che aveva diverse difficoltà e crisi cicliche, la più recente per la concorrenza di paesi ad alta capacità produttiva come la Cina. Come vede questa dialettica tra un settore “hard” e la vocazione creativa del design?
«Credo che entrambi siano mondi in evoluzione e di conseguenza assolutamente allineati dal punto di vista del linguaggio. Da sempre il design si nutre dell’invenzione tecnologica che l’industria gli propone e ha come compito di farla evolvere, renderla più interessante e intrigante, oltre che utile, tramite la creatività. Senza lo stimolo dei designer nello sviluppare o tentare soluzioni alternative, il nostro prodotto sarebbe finito per rimanere ordinario e facilmente riproducibile. Il design è l’atout che lo rende diverso, innovativo e vincente».

Grandi autori dei passato, come Gio Ponti o Ettore Sottsass, e autori del presente forse un giorno grandi, prefigurano una certa contrapposizione fra ceramica funzionale (piastrelle, rivestimenti, sanitari…) e ceramica artistica (vasi, sculture, formelle, decorazioni)…
«Oggi la ri-scoperta della ceramica e dei maestri che l’hanno fatta evolvere è molto presente, perfino di moda. Penso sia giusto distinguere la ceramica come prodotto architettonico dalle sue altre forme espressive, anche se spesso i due mondi hanno molti vasi comunicanti, a cominciare da finiture, colori e tecniche. Nel primo caso, che è quello che più ci interessa, vorrei ricordare che oltre ai contributi dei designer per quanto riguarda i formati e l’aspetto superficiale, un ulteriore, importante impulso è venuto dall’arte. Infatti opere come quelle di Fontana, Melotti, Fabbri ecc, hanno spinto i progettisti a tentare tecniche espressive innovative che, attraverso un percorso di confronto con le aziende produttrici si sono tradotte in prodotti realizzati in modo seriale».

Ci sono dei progettisti di oggi che secondo lei hanno mano particolarmente felice con la ceramica?
«Penso che il lavoro di Urquiola con Mutina sia uno dei più personali e di ricerca, ma anche designer come i Bouroullec o Paola Navone e altri si sono espressi con risultati interessanti».

Il design non ha solo offerto nuovi spunti creativi, ma ha incoraggiato usi in ambiti sempre più ampi.
«Certamente. Oggi la ceramica è usata per molti mobili, cucine, tavoli. Ma è  l’innovazione stessa del materiale a suggerire nuovi impieghi. Per esempio Kerlite di Cotto d’Este permette curvature che la rendono perfetta per pareti ventilate o facciate curve, rivoluzionando il percepito storico di un materiale rigido e limitato».

In questo momento fra le tendenze principali possiamo citare, per le lastre, dimensioni sempre più grandi, spessori sempre più ridotti, ma anche formati molto piccoli (mosaico o piastrelle storiche), tridimensionalità (rilievi, scavi, superfici scabre, con “mano” particolare…), mimetismo attraverso la simulazione di altri materiali (il legno, la pietra, i marmi pregiati, perfino la pelle…), i decori coraggiosi, ironici, fashion, come le sue creazioni tartan o post-déco per Bisazza. Che cosa dobbiamo aspettarci?
«Oltre ai formati credo che la grande innovazione sia stata l’enorme quantità di finiture che questo materiale permette. Per anni ci si è limitati a finte marmette 20x 20 o banali varianti di colore, ma con l’innovazione di simulare, per esempio i listoni del parquet, si è aperto un nuovo mondo. Credo che l’unico limite a questo punto sia la creatività di noi progettisti».

Quali sono i suoi lavori ceramici cui è più affezionato? E  quest’anno?
«Nella ceramica ho curato per un anno la direzione artistica di Marazzi e Ragno, sviluppando famiglie di prodotto, lo showroom, campagne stampa e allestimenti fieristici. Mi sono molto piaciute ricerca sul prodotto, la prototipazione e il lavoro nel laboratorio di ceramica; avevo messo a punto delle piastrelle incise  – non esisteva ancora il grande formato – dove la stuccatura riempiva anche i solchi decorati della piastrella, diventando così un tutt’uno. Ho curato anche l’installazione di Kerlite /Cotto d’Este allo scorso Fuori Salone di Milano, dove ho appunto mostrato le varie possibilità del materiale con la curvatura delle lastre. Nel 2012 ho utilizzato per la prima volta il materiale su di un oggetto realizzando il tavolo Capri per Emmemobili, completamente rivestito in tarsie di ceramica. Quest’anno, dopo il lavoro con Marazzi e la collezione di mosaici per Bisazza di due anni fa, presento un prodotto completamente innovativo e inusuale per questo ambito: una collezione di decori su carta da parati per LondonArt, compatibile con il bagno e utilizzabile anche nelle docce, grazie al supporto e a uno speciale trattamento superficiale».

Il luogo privilegiato della ceramica è rimasto il bagno. Oppure no?
«
No, non penso. Ormai la ceramica è diventata così camaleontica si trova dappertutto».

Qual è il suo rapporto con la stanza da bagno, che ormai sembra ambiziosamente orientata  a diventare un centro benessere?
«Per me il bagno rimane un bagno. Serve a determinate funzioni e non ho nessuna intenzione di farlo diventare un living. Resta vero che è diventato uno spazio più funzionale e più grande di come eravamo abituati a concepirlo. L’aggiunta del wellness, che è ormai parte del nostro quotidiano come la corsa o la palestra, ne ha fatto un luogo eclettico».

Concludiamo con il lo storico dilemma: doccia o vasca?
«Direi vasca senza ombra di dubbio, ma la penuria di spazio mi ha reso “uomo doccia”».



Tratto da: design.repubblica.it/

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