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Per il ciclo della Winter masterpiece series quest’anno il MoMA (Museum of Modern Art) di New York e la National Gallery of Victoria (meglio conosciuta come NGV) di Melbourne co-organizzano una grandissima mostra: 130 Years of Modern and Contemporary Art. L’esposizione, che si si tiene in Australia dal 9 giugno al 7 ottobre, vuole appunto celebrare i centotrent’anni d’arte moderna spostando oltre 200 dei più grandi capolavori dell’epoca dal museo americano a quello australiano.

Dipinti, poster, sculture ma anche esempi di architettura, come la Villa Savoye di Le Corbusier e Pierre Jeanneret, e di design, come Totem, l’impianto stereo di Mario Bellini per Brionvega (1970) e 4867, la prima sedia industriale stampata ad iniezione utilizzando un unico stampo di Joe Colombo per Kartell (1967). I pezzi sono inoltre accompagnati da riflessioni sui cambiamenti sociali, tecnologici e politici che hanno trasformato la società nell’ultimo secolo, e come questi stessi mutamenti abbiano stimolato gli spiriti più accorti, prima gli artisti e poi i designer.

Gli spazi dividono l’esperienza in 8 sezioni: “Arcadia e Metropolis”, dedicato alla nascita delle metropoli del XX secolo;  “I macchinari del mondo moderno”, incentrato su movimenti d’avanguardia e la famosa mostra del MoMA Machine Art del 1934; “Una nuova unità”, che studia la Bauhaus, il de Stijl, l’avanguardia russa e compara tra loro questi movimenti; “Mondi interni ed esterni”, dove famosi importanti dipinti della corrente surrealista sono affiancati a lavori contemporanei per osservare la relazione tra paesaggi interni ed esterni; “Arte come azione”, dedicata all’espressionismo astratto e altre forme di cinetismo nel 1950; “Le cose come stanno”, la sezione più ampia che segue il periodo compreso tra gli anni Sessanta e Settanta, dalla pop art al minimalismo e post-minimalismo; “L’enciclopedia immensa”, dedicata agli anni Ottanta e Novanta; “Schemi di volo”, che chiude la mostra con importanti riflessioni sulle idee contemporanee di movimento, migrazione e globalizzazione.

Nella foto di apertura la lampada Moloch di Gaetano Pesce



Tratto da: design.repubblica.it/

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