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Quando e come nasce la sua passione per il camper?
«Appena sono riuscito ad andare in vacanza con i miei amici, da ragazzo, l’unica cosa che potevo permettermi era il campeggio. Certo, negli anni Ottanta il camper era per pochi, era una cosa “da ricchi”; già anche il carrello tenda lo era. Noi avevamo una canadese, ma dalla mia tenda guardavo sognante quei camper giganti sperando che un giorno ne avrei potuto avere uno tutto mio».

Con chi ama viaggiare, verso quali mete e per quanti giorni in media?
«I viaggi che preferisco sono quelli con la mia famiglia e con gli amici più intimi; le mete sono per lo più italiane e, in media, si tratta di una settimana di vacanza. Solitamente a causa degli impegni, non certo della mancanza di voglia di viaggiare!».

Lei usa il camper anche quando è in tournée per teatro o per girare film… Cosa ama del camper in generale e del suo in particolare?
«Un camper è una mini-casa che ci si porta dietro… nel camper mi sento come la tartaruga che cammina col suo guscio e, quando ha bisogno di riposarsi o di rifugiarsi in un angolo protetto, si nasconde nel carapace. Specialmente quando si lavora in giro per l’Italia e non si torna a casa per molto tempo, è fondamentale ricreare un angolo intimo e personale dove rilassarsi, raccogliere le idee, bere un buon caffè, ritrovare oggetti consueti, fotografie… pezzetti della propria vita che, altrimenti, sarebbero sparsi per il mondo».

Che tipo di camper ha, di lusso o compatto da città? Lo ha personalizzato in qualche modo?
«Il mio primo camper è stato un Arca. Ora sono al quarto o quinto, ed è un camper Laika, grande, di fascia alta, un Kreos 8009 comodo per ospitare la famiglia. I camper compatti sono molto belli, ma penso siano più pratici per le coppie. Sono una persona molto curiosa, quindi conosco tutto il processo produttivo del camper, ho visitato più volte la nuova fabbrica della Laika, conosco lo studio che c’è dietro la ripartizione e l’ottimizzazione degli interni e trovo che, oltre che pratici, siano sempre più eleganti e simili al design delle barche, che non abbiano bisogno di particolari personalizzazioni. Unica cosa: l’immancabile macchinetta del caffè e, indispensabile per le tournée, uno specchio pieno di luci, che viene montato e smontato quando mi trucco prima di andare in scena».

Che tipo di camperista è?
«Sono una persona estremamente organizzata nella vita, quindi anche nella gestione di un viaggio non potrebbe essere altrimenti. Proprio per questo non sono ansiogeno, perché mi faccio un piano prima; però non sono “Furio”, sono disposto a concedere qualche fuori programma, quando i paesaggi ti rapiscono e ti portano da un’altra parte rispetto agli itinerari previsti… purtroppo, l’organizzazione è una necessità perché molte strade e strutture non sono organizzate come dovrebbero».

Tra i viaggi fatti, qual è quello che ricorda di più e perché? E il viaggio dei sogni, che un giorno vorrebbe fare?
«Il viaggio più bello è stato quello con mio fratello, in camper in Sardegna. Siamo andati a Piscinas a vedere le dune più grandi d’Europa… e poi le spiagge del Sulcis, le miniere di carbone e quelle di piombo, mi sembra, a porto Flavia, di cui ricordo la storia… è un luogo bellissimo, opera di un ingegnere che ideò un sistema per abbattere i costi di trasporto e di imbarco del minerale. Insomma, fu un viaggio stupendo tra paesaggi mozzafiato, mare splendido e storia. Un sogno. Come sarebbe un sogno poter portare Flora, la mia compagna, in camper nel nord Europa, per guardare insieme, abbracciati, quel meraviglioso spettacolo che è l’aurora boreale».

Spesso ha richiamato autorità e istituzioni affinché venissero incontro ai camperisti, evitando inutili divieti ed esortando a una politica più consona per quanto riguarda le aree di sosta… è cambiato qualcosa negli ultimi anni secondo lei? Quali sono i problemi maggiori per i camperisti in Italia?
«Le cose stanno leggermente migliorando ma la strada – e parlando di camper è proprio il caso di dire così – è ancora lunga. Chi ha un camper in Italia innanzitutto si trova da affrontare viaggi molto impegnativi se sceglie strade come l’Aurelia o alcuni tratti dell’E45 o tante altre… sembrano bombardate, sono davvero messe male, percorrerle è quasi una sfida. Inoltre, le aree di sosta attrezzate continuano a essere poche: meglio al nord, peggio al sud, dove si lascia tutto in mano all’iniziativa del singolo volenteroso e non si fa nulla a livello istituzionale per agevolare, invece. Non da ultimo, c’è un aumento ingiustificato di divieti per i camperisti: ognuno di noi paga una tassa di circolazione, il camper è un veicolo. In quanto tale, posto che non posso certo campeggiare all’interno di una città, non si comprende perché non possa almeno transitarci. Il camper è solo un altro modo di fare turismo! E, a questo proposito, invito però anche i camperisti tutti, e specialmente quelli dell’ultima ora, quelli che non sono abituati a viaggiare con questo mezzo, a informarsi, ad essere consapevoli e rispettosi delle regole, in modo che non ci guardino più con sospetto, come se un camper lasciasse necessariamente dietro di sé una scia di rifiuti e di inciviltà».

Infine, se potesse scegliere un personaggio famoso (vivente o del passato) da invitare in un viaggio in camper… a chi lo chiederebbe e perché?
«Probabilmente lo chiederei a Giorgio Albertazzi. Ci volevamo molto bene e una volta l’ho accompagnato a fare un giro per Roma in auto. Era così curioso, così colto… un piacere ascoltarlo. Ecco, un viaggio con lui non mi annoierebbe mai. Mi piacerebbe essere la metà pratica di questo duo, con me al volante e lui affabulatore, il grande raccontatore di storie, di favole e di magia».



Tratto da: design.repubblica.it/

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