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Gutta cavat lapidem, si dice. Il tempo e la pazienza di un lavoro certosino come quello dell’uomo che dà forma alla pietra producendo manufatti cavi, rotondi, ruvidi o levigati, per contenere, canalizzare e far scorrere l’acqua. «Eppure oggi si riesce a realizzare un’opera senza alcun intervento manuale, ed è questa la sfida di chi oggi vuole progettare con la pietra» dice Raffaello Galiotto, curatore della mostra Liquido, Solido, Litico, all’interno del padiglione The Italian Stone Theatre. Nove progetti che rivelano come grazie alla tecnologia delle macchine da taglio a controllo numerico si possano dare nuove forme e funzioni ai manufatti pietra.

La superficie del lavabo e della vasca Marea in Arabescato Orobico di Elena Salmistraro si trasforma in una texture tridimensionale dalla precisione millimetrica; mentre il Fontanile di Francesco Faccin aggiorna la tipologia delle vecchie fontane di montagna. Ma nuove tecnologie significa anche minor spreco. Il modulo Contrasti di Moreno Ratti è il risultato della ricomposizione e rilavorazione degli scarti di Marmo di Carrara, mentre i lavabi Tasca firmati dallo stesso Galiotto derivano da tagli concentrici poi inclinati e montati uno sull’altro per costituire una cavità continua come se fosse un’unica lastra.



Tratto da: design.repubblica.it/

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