ADI

Artigianato d’eccellenza e design. Radici e futuro. Tradizione e modernità. Parte da molto lontano la scommessa di Edit Napoli, l’etichetta che sarà presentata il 5 ottobre al Palazzo Mondragone del capoluogo campano e nasce per dare una direzione e uno sbocco inediti a un patrimonio, quello della manifattura campana, tanto ricco quanto precario e a rischio estinzione.

L’idea di Edit – che sarà anche una fiera delle collezioni prodotte con questo marchio: il via, sempre a Napoli, il 6 giugno prossimo – è di Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli, che arrivano a percorrere questa strada comune partendo da due background diversi. Curatrice e storica la prima, imprenditrice con un Mba in Bocconi l’altra, si sono ritrovate a coltivare insieme l’ambizione di usare il design come driver per rilanciare l’artigianato: non tutto, ma quello che si avvale di processi produttivi di alta qualità e incarna tradizioni secolari.

Edit arriva a questo obiettivo attraverso un programma, Design in Residence, che vede progettare e lavorare fianco a fianco creativi internazionali e artigiani locali. La prima residenza è partita a settembre e sarà presentata venerdì come biglietto da visita di Edit. Gli italiani Faberhama, di stanza in Olanda, Khaled El Mays dal Libano e Reinaldo Sanguino dagli Stati Uniti hanno lavorato accanto ai grandi maestri del tessuto, della pelletteria e della ceramica campani, misurando il loro sguardo con saperi e tecniche millenari. Faberhama ha collaborato con De Negri & Za.Ma. a San Leucio, la città della seta. Khaled El Mays si è confrontato con gli artigiani dei quartieri napoletani. Reinaldo Sanguino, venezuelano attivo a New York, ha portato l’audacia dei suoi colori all’interno del vivace laboratorio di Ceramiche Fes a Minori, nel cuore della costiera amalfitana e della tradizione ceramica. I prototipi frutto di questa esperienza saranno industrializzati per poi arrivare sul mercato targati Made in Edit.

«Edit ha l’obiettivo di fare business e creare indotto, sia per chi partecipa, sia per il territorio sul quale insiste», spiega Domitilla Dardi. «Non è una mostra e non propone concept o prototipi, ma prodotti finiti che possono essere ordinati e sono destinati a funzionare per farci abitare gli spazi della nostra vita. Per la prima volta, una fiera produce e commissiona pezzi che poi verranno ingegnerizzati da qui a giugno e proposti alla vendita».

Fatalmente, il binomio design & artigianato rimanda a quei percorsi che, ormai da tempo, portano sulla breccia collezioni di lusso. «Ma la limited edition non è l’unica via percorribile», spiega Dardi:«L’artigianato è stato storicamente e in prevalenza seriale e di grande tiratura; per secoli è stato l’unica forma di produzione. Quello che ci interessa portare a Napoli è la qualità del progetto e dell’esecuzione, che sono il baricentro che definisce i confini degli ‘editori’. Il design nasce con gli editori, produttori che spesso partono dall’artigianato e si evolvono con nuovi strumenti, che creano alleanze e sodalizi creativi con i progettisti. Oggi tutti noi siamo creatori del nostro lifestyle e mescoliamo generi e prodotti di diverse fasce di prezzo: la grande distribuzione ci dà la libertà di acquistare una base; la differenza la fa poi un pezzo più identitario e non omologato, per il quale siamo disposti a spendere qualcosa di più che nelle grandi catene, perché ne capiamo il valore. Ecco, dentro Edit vogliamo portare tutto questo e dare la possibilità a chi produce valore di raccontarlo e a chi lo acquista di comprenderlo».

Non è un caso che le residenze e la fiera vedano la luce a Napoli: «Volevamo una città di respiro internazionale, ma con radici ferme in un tessuto storicamente caratterizzato da produzioni di qualità e piccole imprese. Napoli è una grande capitale del Mediterraneo, area che rappresenta da sempre scenari di scambio culturale. Proprio per questo ha un solido posizionamento nel campo dell’arte contemporanea. Il design che portiamo a Napoli, perché da qui raggiunga il mondo, non è né quello collectible da galleria, né quello della grande distribuzione di massa. Abbiamo invece intercettato una richiesta che arriva direttamente da compratori e produttori, quella di una fiera dedicata al design editoriale, selezionato per la sua qualità e affidabilità e quindi abbiamo voluto con Napoli segnare una scelta che possa ampliare la geopolitica del design».



Tratto da: design.repubblica.it/

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