ADI

Prima dell’ascesa della borghesia la sedia era un oggetto che solo i ricchi potevano permettersi: proprio per questo motivo il collegamento tra questa seduta e il potere era totalmente naturale. Solo nel diciannovesimo secolo, grazie alla produzione in serie dell’era industriale, iniziò a essere una comodità per tutti. La mostra Seats of Power, che inaugura il 19 ottobre al Vitra Design Museum, vuole mostrare con 20 esempi l’evoluzione di questo arredo nel tempo e il suo collegamento al potere sociale, politico ed economico.

Dalla Chaise de Garde di Jean-Joseph Chapuis, commissionata nel 1802 da Napoleone, al trono papale costruito per la visita di Papa Giovanni Paolo II a Zagreb nel 1994, questi scranni con schienali alti e delle sedute rigide e formali sono simboli tradizionali del potere. Dalla parte opposta invece troviamo delle sedie come forma di democratizzazione del potere, ad esempio le JH501 di Hans J. Wegner, su cui erano seduti Kennedy e Nixon durante il dibattito del 1960 o anche le East River Chair, usate da Angela Merkel, Christine Lagarde e Ivanka Trump durante il Women20 Summit di Berlino, della designer olandese Hella Jongerius, che con il suo schienale bassissimo e i braccioli incorporati nella sedia trasmette un senso di apertura e dialogo.

Altri pezzi possono essere espressione di prestigio e lusso, come la Lounge Chair No. 670 di Charles e Ray Eames o la Egg-Chair di Arne Jacobsen, oppure un mezzo per l’integrazione come le sedie DIY (“do it yourself”, fallo tu stesso) di Enzo Mari usate dal gruppo Cucula per offrire lavoro a rifugiati facendogliele costruire in una officina di Berlino.

Seats of Power segue quindi l’evoluzione non solo della sedia, ma come lo stesso potere e la sua espressione si modifichino nel tempo e quanto il ruolo del design sia decisivo.

Seats of Power
dal 19 ottobre al 17 febbraio 2019
Weil am Rhein (Germania), Schaudepot – Vitra Design Museum
www.design-museum.de



Tratto da: design.repubblica.it/

Nessun commento:

Posta un commento

ISCRIVITI