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SHANGHAI – Era il Paese delle copie. Sta diventando il paese dei desideri. Il desiderio dei cinesi di vivere nel segno del design italiano, e il desiderio degli italiani di sedurre la Cina con la bellezza e la qualità delle nostre creazioni. A decretarlo è il Salone del mobile italiano che apre a Shanghai, 123 marchi top del nostro design che per il terzo anno vengono «nella capitale economica della Cina», spiega il presidente Claudio Luti con implicito riferimento all’analogo ruolo di Milano in Italia, «dove un mercato in rapida trasformazione nutre grandi aspettative nei nostri confronti perché ha alle spalle una storia di artigianato e manifatture molto simile e quella italiana per ricerca di bellezza, originalità ed eleganza».

Sulla direttrice Shanghai-Milano e sulla centralità del desiderio si collocano anche le parole di Zhang Jindong di Suning, la società che possiede l’Inter e che ha costruito la sua ricchezza sulla vendita al dettaglio, venuto a certificare con la sua presenza l’importanza dell’appuntamento. L’imprenditore sostiene: «Punteremo sempre meno sulla concorrenzialità del prezzo e sempre più sulla qualità e sui valori materiali e immateriali degli oggetti, comprese le emozioni che sanno suscitare», prefigurando uno spostamento verso lo storytelling, la narrazione dei contenuti e la creazione di implicazioni emotive intorno ai prodotti.

Al mattino, tra gli spazi affollati del Salone al Shanghai Exhibition Center (dove comunque si accedeva solo su invito, in seguito all’affluenza insostenibile del primo anno), era stato Michele De Lucchi, con la prima delle tre Master Class (le altre due saranno di Stefano Boeri e Roberto Palomba) a parlare della peculiarità dell’uomo, unico essere vivente che non solo si crea oggetti e utensili per vivere meglio, ma su di essi proietta una stratificazione di altri significati, culturali, storici, emotivi, artistici, che ne vanno ha formare il valore aggiunto profondo. La lezione di De Lucchi proseguiva prefigurando sette, visionarie città possibili, quasi calviniane città invisibili, che potrebbero essere altrettante opportunità progettuali per un paese in forte espansione come la Cina.

A ricondurre tutti questi discorsi nella concretezza del quotidiano, nel pomeriggio Ferruccio Laviani e Claudio Luti, art director e proprietario di Kartell, inauguravano il primo grande negozio a Shanghai del marchio, aperto in collaborazione con il partner A-Zenith, punto di riferimento nazionale per il settore e capofila dei mobilieri cinese, dando il segnale più chiaro dei nuovi tempi: il leader cinese del mobile classico sente il bisogno di proporre la creatività di avanguardia di un brand italiano come Kartell, che ha saputo riscattare la plastica dalla sua antica identità di materiale umile per farne strumento di una nuova idea di lusso possibile. L’incontro di due mondi diventa anche l’incontro di quelli che un tempo ci sarebbero sembrati due opposti, e oggi appaiono semplicemente come parole diverse dello stesso linguaggio.



Tratto da: design.repubblica.it/

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