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Spesso si commette l’errore di sottovalutare l’importanza della scelta del bicchiere, fondamentale invece poiché aiuta a esprimere appieno le potenzialità della bottiglia da degustare. Claus J. Riedel è stato il primo a scoprire che il gusto finale dei vini è influenzato anche dalla forma del calice. Seguendo i principi Bauhaus, lancia nel 1973 la serie Sommelier subordinando la forma al carattere della bevanda. Ne parliamo con Maximilian J. Riedel presidente dell’omonima azienda specializzata in prodotti realizzati in cristallo con alle spalle una storia di quasi 300 anni. «Si tratta di una pura e semplice questione di fisica ovvero dove il liquido incontra la nostra lingua mentre beviamo, come e dove percepiamo i sapori», spiega. «I vitigni portano nel proprio DNA profili aromatici unici, contraddistinti ognuno da un determinato spessore della buccia e colore dell’acino, quantità di tannini, contenuto in zuccheri, intensità dell’acidità e della mineralità. Forma, dimensione, materiale, spessore e persino colore del bicchiere possono migliorare – o peggiorare, qualora sbagliati – il sapore del vino. Partendo da queste premesse, Riedel è impegnato ormai da tre generazioni a indagare in maniera tecnica – grazie anche alla preziosa collaborazione con produttori e professionisti – la sensazione varietale dei differenti vitigni, giungendo alla conclusione, su cui concordano esperti di vino di tutto il mondo, che il godimento di bouquet, sapore, struttura e retrogusto sono massimizzati dall’utilizzo del giusto strumento, studiato per evidenziare le specificità di ogni varietà».

Flûte o coppetta? Qual è il migliore per il brindisi delle feste? 
«Parlando della flûte, spesso la sua scelta ricade su criteri estetici o tradizionali. In realtà, risale al 2014 il lancio della nuova forma dedicata allo Champagne realizzata da Riedel. Il nome stesso, Calice Champagne  riflette la presa di distanza dalla convenzionale flûte poiché lo Champagne è un vino e come tale deve essere trattato. Che sia un Blanc de Blanc, un Blanc de Noir o un Cuvée, il nuovo bicchiere permette agli aromi di questo pregiato vino di svilupparsi pienamente. Il bordo, dal diametro più largo, fa sì che lo splendido profumo venga sprigionato, risultato impossibile da ottenere con la stretta flûte. Relativamente alla coppa, rimane adatta a vini spumanti dolci come il Moscato e conserva indubbiamente qualità estetiche uniche».

E per chi non ha questa tipologia di bicchieri?
«Anche il calice “a tulipano” – che noi preferiamo nominare in base ai vitigni che “accompagna”, ovvero il Pinot Noir, il Nebbiolo e il Nerello Mascalese – si è rivelato adattissimo per la degustazione degli Champagne Rosati o dei Blanc de Noir (Pinot Noir appunto). La forma si sposa perfettamente con le caratteristiche organolettiche di questa varietà. L’ampiezza del bevante – molto generosa – fa in modo che le bollicine non siano predominanti e che partecipino in armonia all’esperienza gustativa, senza mai compromettere la croccantezza del vino. Per quanto riguarda la mescita, occorre riempire molto meno di metà calice».

Come si tengono in mano queste tipologie di bicchieri? 
«Sicuramente non dal bevante, sia per questioni di galateo sia per evitare di riscaldare il vino, sia esso rosso o bianco. Il modo suggerito è quello di tenere il calice dallo stelo nella sua parte inferiore, vicino alla base».

Nella foto di apertura la collezione Celebrate di LSA International  



Tratto da: design.repubblica.it/

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