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Pensando a Palermo non viene in mente di associarla al design. Quando, come nasce la design week di Palermo, chi l’ha voluta, e qual è la sua specificità?
Eppure Palermo è stata associata al design in altre epoche storiche in cui la città, ma anche tutta la Sicilia, ha raggiunto altissimi livelli di produzione (ad esempio Ducrot, Basile, Sardella, tra gli altri) e ha riscontrato un nuovo interesse sul tema intorno agli anni ’80, grazie all’attività svolta da Anna Maria Fundarò, docente dell’Università di Palermo.
I-design nasce nel 2012 da una mia idea, in un periodo in cui l’argomento design non era quasi più trattato nell’isola. Imprese e designer preferivano investire nel settentrione e all’estero ed erano quasi del tutto sconosciuti in Sicilia. La manifestazione ha costituito una scommessa per un territorio difficile qual è quello del sud Italia ed attualmente può essere considerata un ottimo veicolo per le comunicazioni delle realtà locali che presentano i propri progetti al fianco di altre ubicate sul territorio nazionale. I progetti presentati raccontano una storia, quella di un prodotto, di un’azienda, di un designer o di un materiale.
Negli anni l’interesse è cresciuto, e non soltanto da parte degli addetti ai lavori. I-design viaggia per l’Italia per iniziative promozionali e ha ottenuto importanti riconoscimenti come la candidatura al Premio Compasso d’Oro nel 2016.

2.

Quando sarà la prossima edizione e quali i contenuti?
La prossima edizione si svolgerà quest’anno dal 25 ottobre al 3 novembre in vari luoghi della città e avvierà una riflessione sull’individuo in quanto essere capace di agire su un sistema e su un ambiente. “Living the life” sarà il titolo dell’edizione 2019, ovvero l’uomo e il suo mondo, alla ricerca di un benessere fisico e mentale, inserito in un habitat di cui ha l’arduo compito di tramandarne il patrimonio, ambientale ed ecologico, al fine di elevare la qualità della propria vita.

Ci raccontate il legame con il territorio, con gli artigiani, le aziende e i designer locali?
I rapporti con le aziende, con i designer, con le istituzioni accademiche e con stakeholders di varia tipologia sono attivi durante l’anno. Insieme si elaborano strategie, si creano sodalizi, si scambiano idee, ci si aggiorna sui progetti. Progetti che “viaggiano” durante le presentazioni in giro per l’Italia e che vengono raccontati e trasmessi, insieme alla ricchezza di un territorio poco esplorato. A tal fine, I-design da anni lavora ad una mappatura di artigiani, aziende e designer locali che viene costantemente aggiornata.

4. Chi sono i protagonisti? Noi conosciamo lo studio Martinelli Venezia basato a Palermo…
Ogni anno selezioniamo e invitiamo aziende e designer con i loro progetti. Si tratta di realtà note e meno note, start up, università e accademie che attraverso conferenze, mostre, convegni, workshop, laboratori didattici animano la città durante la design week. Negli anni I-design ha ospitato Meritalia, Edra, DePadova con la Fondazione Magistretti, la Fondazione Achille Castiglioni, Alessandro Guerriero, Ugo La Pietra, Pietro Camardella, Aldo Cibic ma anche le eccellenze siciliane Alias, Giovanni Levanti, Ornythos, Alu Systems, Mu’ factory, Kattuni, Lustru, Myop, Thalass e i giovanissimi designer Dario Andriolo, Gianni Pedone, Rosa Vetrano, Peppino Lopez, Claudia Gambina, Salvo Schiera, Giovanni Lo Verso, tra i tantissimi. Oltre al noto studio Martinelli Venezia che ormai risiede prevalentemente a Milano. I-design ha avuto il privilegio di poterne presentare i progetti in varie edizioni.

Qualche aneddoto, ad esempio, una storia di un designer locale che “ce l’ha fatta”, di un artigiano che siete riusciti a comunicare e far conoscere al grande pubblico…?
Ritengo che I-design possa avere dato un contributo nello sviluppo di storie di eccellenza, ma ogni designer o azienda o artigiano che ce l’ha fatta ha sicuramente avuto dalla sua un prodotto di qualità e l’intraprendenza per muoversi in un ambiente difficile e fortemente competitivo quale può essere quello del design. Il già citato studio Martinelli Venezia è un esempio di qualità e capacità relazionali, già molto attivi nel settore quando è nata I-design che ne ha divulgato soprattutto il lavoro svolto a Palermo al fianco di un artigiano calderaio, dalla cui collaborazione sono nati progetti di design che tramandano la tradizione combinata con l’innovazione e nuove linee.
Ritengo, inoltre, che I-design abbia contribuito alla promozione del design e dei suoi interpreti presso il vasto pubblico grazie all’elaborazione di iniziative di audience development che vengono attivate ogni anno, presso un pubblico cioè che non ha interesse verso questo tema, oltre che a quello specifico degli addetti ai lavori.

L’importanza di fare rete: con Lisa Balasso state promuovendo la rete delle design week italiane. Come vi è venuta questa idea e come, da Nord a Sud, è possibile fare rete?
L’idea è venuta dalla constatazione di caratteristiche e problematiche comuni alle design week italiane e dalla comune volontà di operare in qualità di interpreti del proprio territorio sul tema del design e promuoverne le eccellenze. Grazie alla rete è possibile creare azioni sinergiche che possano meglio comunicare le peculiarità locali, il lavoro svolto, l’identità del territorio e auspicare di far parte di un sistema in futuro che incroci altre reti culturali. Il primo passo è stato l’incontro con il ministro per i beni e le attività culturali Bonisoli all’interno del quale si è discusso di strategie. Ma il lavoro è ancora in progress, agevolato dagli strumenti tecnologici per tenere vivo il dialogo e dai tavoli tecnici di confronto organizzati periodicamente.



Tratto da: design.repubblica.it/

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