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Alzi la mano chi non si è mai scottato le dita versando il caffè con la Conica di Aldo Rossi. E poi: qualcuno avrà mai usato il Cactus di Drocco&Mello come appendiabiti? Oppure avete mai provato a spremere un limone con il Juicy Salif di Philippe Starck? È più o meno impossibile, unico nel suo genere in gran parte dei casi diventa un soprammobile da esporre orgogliosamente in cucina.

Oggetti che oggi consideriamo delle icone, dimenticandoci però che negli anni Venti in Europa con la parola design si intendevano tutti quei prodotti di uso comune che tendevano a migliorare la vita quotidiana con prezzi accessibili. Allora si è domandata l’architetto e giornalista Alessandra Coppa: come è possibile che siano diventati di culto? Ha cercato di rispondere a questa domanda scrivendo un originale quanto prezioso libro. Maledetto Design. L’ossessione pop delle icone (Centauria, 160 pp, 18 euro – disponibile dal 25 aprile 2019) affronta con ironica serietà questo argomento grazie alle interessanti e divertenti interviste (più di 30) con addetti ai lavori, accademici e grandi designer tra cui ad esempio i fratelli MendiniMario Bellini, Andrea Branzi, Massimo Iosa GhiniMichele De LucchiFerruccio LavianiPatricia Urquiola. Alessandra Coppa ha interrogato ogni progettista e alcune tra le maggiori aziende italiane, come Alessi, analizzando il processo creativo, le fonti d’ispirazione e ciò che oggi può e non può definirsi design.

A valorizzare ulteriormente il volume le belle immagini, accompagnate da testi critici, dei prodotti più emblematici di questo racconto. Troviamo anche la sedia Seconda di Mario Botta per Alias, scheda arricchita da un contributo davvero speciale. Esposta al MoMa di New York, la seduta non convince la piccola Ginevra Botta di 8 anni che disegna una nuova versione: «Dovrebbe essere “più sedia” perché dà fastidio dietro alla schiena: io la rifarei così!», commenta la nipote di Mario.
E infine, come raccomanda l’autrice: «Buona lettura, magari sprofondati nel mitico Sacco di Fracchia o nel Pratone di Gufram… irresistibili, un po’ scomodi ma… di design!».



Tratto da: design.repubblica.it/

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