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La plastica sta letteralmente soffocando la terra e se non avverrà un’inversione di rotta si stima che nel 2050 si avranno nei mari più rifiuti che pesci. Questo dato, che emerge da uno studio firmato dalla Fondazione Ellen MacArthur, è solo uno dei tanti allarmanti numeri che spiegano l’importanza di lottare per salvare il pianeta dall’inquinamento.

Come passare dalle parole ai fatti? Lo spiega il volume Plastica Addio (Altreconomia, 208 pp, 14,50 euro). Le autrici Elisa NicoliChiara Spadaro hanno il merito di aver scritto un libro che descrive il fenomeno a 360 gradi: spiegano che cos’è e come è fatto questo materiale, analizzano numeri e danni, indicano possibili soluzioni e offrono una risposta concreta con soluzioni pratiche che aiutano a liberarsi dall’eccessivo consumo di prodotti usa e getta. Anche grazie all’impegno del design. Infatti ad aprire il libro un’intervista a Paola Antonelli, senior curator del Dipartimento di architettura e design del MoMA di New York e curatrice della XXII Triennale di Milano Broken Nature. Design Takes on Human Survival. Esplora il concetto di “design ricostituente” e racconta che «si può avere del design bello, sensuale, elegante e attraente, che sia anche al tempo stesso responsabile. Etica ed estetica possono convivere».

Un’Italia virtuosa parte però anche dalle piccole azioni quotidiane. Ecco quindi che il testo suggerisce come preparare una lista della spesa plastic free (a partire dai sacchetti), cambiare le abitudini nella cura della casa e dell’igiene personale, nella scelta degli abiti, nella gestione dell’ufficio e mentre si viaggia. Sì perché si può adottare uno stile di vita zero waste anche durante le vacanze. Il kit del viaggiatore prevede ad esempio uno spork in bambù (posata che racchiude un cucchiaio, una forchetta e a volte anche un coltello), borracce da ricaricare e il Boc’n’Roll, un arrotola sandwich “completamente in plastica dentro e fuori, dichiarata priva di 169 sostanze potenzialmente tossiche della lista SVHC, in base al regolamento europeo Reach 1907/2006. E la parte in poliuretano termoplastico (TPU) interna è certificata Oeko-Tex standard. Sono fatti in Cina in maniera responsabile”, descrivono le autrici.

Inoltre durante le ferie si moltiplicano le iniziative a difesa del nostro habitat naturale agendo in prima persona. Di tendenza diversi movimenti nati sui social che attirano seguaci da tutto il mondo. Tra i più seguiti il plogging, recuperare plastica abbandonata mentre si corre, e il 2minutebeachclean: l’esercito di vacanzieri che si rimbocca le maniche per pulire le spiagge.



Tratto da: design.repubblica.it/

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