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La stufa richiama alla mente scene di vita d’altri tempi: tutta la famiglia che si raduna attorno ad essa per lasciarsi coccolare dal calore sprigionato mentre la danza tremolante della fiamma crea suggestivi giochi di luce. Un modo di vivere la casa che anche oggi ama riscoprire la sua anima più accogliente e confortevole in grado di toccare le corde più intime. La sfida del settore è quindi quella di conservare il fascino senza tempo del focolare domestico ma con una marcia in più: trasformarla in un elemento decorativo che offra elevati rendimenti nel segno della sostenibilità a vantaggio di ambiente e bolletta. Un compito arduo che ha stuzzicato l’interesse dei designer specie nel campo del pellet. Le collaborazioni di Mcz ne sono un esempio: Patricia Urquiola con Wall ha reinterpretato la stufa come un oggetto architettonico mentre Michael Geldmacher ha puntato tutto sul lato emozionale della fiamma: «Se penso ad una caverna di notte, illuminata da un fuoco, ho immediatamente una sensazione di socialità, sicurezza, calore. Sono queste le sensazioni che volevo evocare con Reflex», spiega.

Un ramo in grande ascesa poiché questo combustibile per natura è già un materiale altamente ecologico e ha un impatto sostanzialmente neutrale sulle emissioni di CO2 in atmosfera consentendo un abbattimento attorno al 95% delle emissioni complessive di CO2 rispetto all’utilizzo equivalente di un combustibile fossile tradizionale come gas o gasolio. È importante però che venga bruciato in “macchine” di ultima generazione in quanto quelle tecnologicamente poco avanzate rischiano di avere effetti negativi sulla qualità dell’aria. Ecco perché bisogna affidarsi ad apparecchi già conformi a Ecodesign 2022, la normativa europea che prevede precisi criteri di progettazione ecocompatibile.

Un settore quindi mai fermo e sempre alla ricerca di migliori soluzioni per aumentare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni nocive in atmosfera. Come racconta Massimo Da Ruos, direttore generale Mcz Group: «Siamo state tra le aziende partecipanti al Programma per la valutazione dell’impronta ambientale lanciato dal Ministero dell’Ambiente nel 2011. Nell’ambito di questo programma abbiamo condotto uno studio pilota rappresentativo per il settore del riscaldamento a biomassa riguardante la valutazione dell’impronta di carbonio nell’intero ciclo vita di una stufa a pellet, dalla sua produzione alla distribuzione, all’utilizzo e fine vita. Questo ci ha permesso, tra le altre cose, di analizzare e ottimizzare i consumi interni inerenti alla produzione, adottando delle strategie specifiche per incrementare la quota di energia rinnovabile nel nostro consumo». Sul rendimento delle stufe vigila anche ariaPulita, il nuovo sistema di certificazione: «Ormai l’intera nostra gamma garantisce le 4 stelle secondo il DM186/17 e attraverso questo severo marchio di qualità. I prodotti che possono essere immessi sul mercato devono rispettare il requisito minimo di una sola stella. Noi ne garantiamo 4. Ciò significa un abbattimento fino all’80% delle emissioni. All’ultima edizione di Progetto Fuoco abbiamo presentato un ulteriore importante passo avanti: si tratta della tecnologia Core, un brevetto innovativo che permette alla stufa a pellet di raggiungere livelli di emissioni tra i più bassi sul mercato».



Tratto da: design.repubblica.it/

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