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Salvador Dalì un pittore geniale

Nato nel 1094, morto nel 1989, l’artista spagnolo icona del surrealismo è noto in tutto il mondo, soprattutto per i dipinti di orologi che si fondono.

Artista sin da piccolo

Fin da piccolo, Salvador Dalí fu incoraggiato a esprimere la sua arte.

Studiò all’accademia di Madrid e negli anni Venti si recò a Parigi iniziando un proficuo scambio artistico con talenti tipo Pablo Picasso, René Magritte e Miró, approdando alla prima fase surrealista.

Alla fine degli anni ’20 emergono due principali influenze che danno forma al suo stile artistico maturo. Il primo fu il lavoro dello psicoanalista Sigmund Freud che esplorò il significato erotico dei sogni e dell’immaginario subconscio. La seconda fu la sua introduzione ai surrealisti parigini, un gruppo di artisti e scrittori che cercavano di sbloccare il potenziale creativo dell’inconscio umano.

Il surrealismo tra reale e immaginario

Dalí irrompe sulla scena artistica nel ’29 con un breve film surrealista muto realizzato con il regista spagnolo Luis Buñuel: “Un Chien Andalou”, divenendo così uno degli artisti più importanti del circolo surrealista francese guidato da André Breton.

Tra il 1929 e il 1931, Dalí realizzò alcuni dei più famosi dipinti surrealisti, tra cui il suo capolavoro, “La persistenza della memoria” del 1931. Il dipinto raffigura un mondo onirico in cui gli oggetti comuni sono deformati ed esposti in modo bizzarro e irrazionale: orologi, oggetti solidi e duri sembrano inspiegabilmente sciogliersi in un paesaggio desolato. 

Nel dipinto, egli integra senza sforzo il reale e l’immaginario per screditare completamente il mondo della realtà.

Alla fine degli anni Trenta, Dalí iniziò a dipingere in uno stile più accademico influenzato dai maestri del Rinascimento, come Raffaello. Ambiguo sul fascismo venne espulso dal movimento surrealista.

Gli Stati Uniti e la Morte

Nel 1940 emigrò con la moglie Gala negli Stati Uniti, durante la Seconda Guerra. Lì lavorò in diversi media, progettando scenografie teatrali, mobili, gioielli e persino vetrine per negozi alla moda. Nel 1942 pubblicò la sua intrigante autobiografia “La vita segreta di Salvador Dalí”.

Dalí e Gala tornarono in Spagna nel 1948. L’artista ha continuato ad essere prolifico nelle ultime fasi della sua carriera, lavorando su una varietà di progetti e continuando a produrre dipinti, sculture e oggetti. 

Mortì di infarto il 23 gennaio 1989 a Figueres, in Spagna.

Tantissime le mostre che in tutto il mondo celebrano e hanno celebrato l’artista genio. Ricordiamo quella di Milano del 2010-2011.

“Salvador Dalí. Il sogno si avvicina” a Milano

A Palazzo Reale, dal 22 settembre 2010 al 30 gennaio 2011, il pubblico ha potuto ammirare “Salvador Dalí. Il sogno si avvicina” a cura di Vincenzo Trione.

L’esposizione, nata in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalí di Figueres, ha potuto avvalersi di importanti prestiti provenienti da musei nazionali e internazionali quali:

  • la Fondazione stessa
  • il Dalí Museum di St. Petersburg in Florida
  • il Boijmans Museum di Rotterdam
  • l’Animation Reserch Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California
  • la Peggy Guggenheim Collection di Venezia
  • il Mart di Rovereto
  • i Musei Vaticani

L’allestimento è stato curato dall’architetto Oscar Tusquets Blanca, amico e collaboratore di Salvador Dalí: sua la realizzazione della sala Mae West nel museo di Figueres dedicato al pittore spagnolo e il famoso sofà “Dalilips”, realizzato su disegno dello stesso. Per la prima volta la sala di Mae West è stata realizzata all’interno del percorso espositivo così come fu ideata dallo stesso Dalí. 

Salvador Dalí e il paesaggio

Nelle oltre 50 opere esposte si indaga in modo approfondito il rapporto viscerale tra paesaggio, sogni e desideri, tanto celebrato da Dalì.

Ambientazioni spesso fantastiche e aride, abitate da architetture in bilico fra solidità e liquidità, dove individui e cose subiscono strane metamorfosi.

Un regno che vive nei sogni e nell’inconscio più profondo del Maestro, abitato da fantasmi e incubi, da ricordi resi irriconoscibili, tra simboli e vuotezza assoluta.

Un immaginario fantastico che mai smetterà di emozionarci.